ONOFRIO GIACOMO

L’ARTE DEL BURATTINAIO GIACOMO ONOFRIO II
Giacomo Onofrio appartiene ad una famiglia di burattinai nomadi che spostandosi con le loro roulottes portavano i propri spettacoli in giro per le piazze del Nord Italia. Ad iniziare questa attività fu il nonno Giacomo, nato da una famiglia circense che, in seguito ad un incidente sulla pista, decise di abbandonare l’attività di clown, acrobata e contorsionista per dedicarsi ai burattini. Insieme alla sorella Ferdinanda, Giacomo inizia la sua attività come aiutante di baracca del padre Giuseppe, occupandosi dell’allestimento dell'”arena coperta” per il pubblico e muovendo i personaggi minori. A causa di problemi di salute Giuseppe è costretto a sospendere la sua attività di giro e tutta la famiglia si fermerà così con la loro roulotte, per circa tre anni, presso Salò (Bs). Ferdinanda e Giacomo sono costretti a trovarsi un altro lavoro, la prima come inserviente nell’ospedale di Salò e il secondo come operaio presso il Calzaturificio del Garda.
Di fronte all’invalidità del padre e congiuntamente alla morte della madre, Giacomo decide di riprendere la professione di giostraio acquistando, nel 1972, un tiro a segno e ricominciando la vita nomadica. Sarà in questi anni che incontrerà la sua futura moglie Albertina Cavedo anch’essa proveniente da famiglia circense e con la quale proseguirà la vita girovaga per diversi anni.
Nel 1977 Giacomo decide di riprendere nelle mani i burattini ereditati dal padre e dal nonno e con l’aiuto del padre inizierà un grande lavoro di recupero della memoria del repertorio burattinesco familiare: tutte le storie, le commedie, le fiabe e i drammi che i loro predecessori recitavano esclusivamentre a memoria, grazie all’opera dei due trovano ora una forma scritta. Gli spettacoli vengono rappresentati soprattutto nel periodo invernale e solamente il fine settimana, quando l’attività di giostrai veniva interrotta a causa del freddo.
Nel 1983 Giacomo e Albertina cessano l’attività viaggiante ed iniziano un lavoro artigianale nel settore calzaturiero, mantenendo però l’attività coi burattini.
Nel 1994 Giacomo costruisce il suo personale teatro arena ispirandosi all’idea paterna, con una capienza di 250 posti, ma ora ridotti a 100 per questioni di sicurezza. Con questo teatro ambulante gira nel periodo estivo per le piazze della Lombardia, particolarmente nelle provincie di Brescia e Bergamo.
Dal 2000 Giacomo e sua moglie chiudono l’attività artigianale e decidono di dedicarsi esclusivamente all’attività di burattinai. La loro attività si svolge con due diverse modalità: nel periodo estivo riprendono a girare nel Nord Italia con la loro roulotte che si trasforma in baracca e chiedendo l’autorozzazione ai singoli comuni per l’occupazione del suolo pubblico; e per il resto dell’anno lavorano invece su commissione con normali baracche in teatri, oratori, feste, paesane, ecc.
Protagonista delle sue storie è Gioppino, “eroe” popolare bergamasco caratterizzato da tre grossi gozzi sotto il mento.
Negli ultimi anni Giacomo costruisce personalmente dei piccoli burattini in cartapesta con una tecnica particolarmente raffinata e che anima all’interno di una piccola baracca, chiamata affettuosamente “la cucciola”, con la quale svolge attività didattica nelle scuole elementari e materne. In questa sua attività è aiutato, alcune volte, dalla sorella Fernanda, coautrice dei testi e aiuto regista e da suo marito Achille Marai che ne dipinge gli scenari.

APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE
Giacomo ha appreso la professione di burattinaio direttamente da suo padre Giuseppe. Il materiale di lavoro: baracche, burattini, scenari, repertorio provengono dal padre e dal nonno Giacomo. Quasi tutti i burattini sono stati scolpiti da Enrico Manzoni, detto “Rissolì”, scultore e burattinaio bergamasco. Alcuni scenari sono stati dipinti da Bicelli, scenografo del Teatro Grande di Brescia. Gli spettacoli che vengono messi in scena provengono dal repertorio familiare opportunamente adattati al gusto del pubblico contemporaneo. Negli ultimi anni Giacomo ha iniziato, come autodidatta, a costruirsi i propri burattini.