Lettera da un socio. Auguri ai teatranti da Vittorio Zanella

12 febbraio 2021

Un augurio a tutti i teatranti, nell’infinita filiera dello spettacolo dal vivo, affinché prestissimo si possa ritornare a calcare le scene davanti ad un pubblico vero, in carne ed ossa, capace di commuoversi, ridere, piangere, emozionarsi, stupirsi, incazzarsi, fino ad indignarsi con veri fischi, ma soprattutto un pubblico donatore di copiosi e scroscianti applausi con le mani e i piedi, come al termine di uno spettacolo di flamenco. Pubblici ancora in attesa, tornate copiosi appena sarà possibile, con tutte le necessarie nuove disposizioni di sicurezza, ma tornate a farvi stupire dalle poetiche create ad arte per voi, tra forme e contenuti, con le voci, i gesti, i suoni, le musiche, i ritmi, le azioni e le immagini, proposte dalle baracche dei burattini, dai ponti delle marionette, dagli schermi delle ombre, dalle ribalte delle opere dei pupi e dalle tavole e graticci dei palcoscenici, calcate da attori, mimi, ballerini, cantanti lirici ed operetta. Ritornate a sedervi nelle comode poltrone dei teatri lirici, davanti ai “golfi mistici”, per deliziare le vostre orecchie e i vostri cuori, dalle direzioni d’orchestra che sapientemente guidano le melodie e i suoni creati degli strumenti musicali, toccati e soffiati da musicisti e dalle vibranti ugole dei cantanti. Tornate nei cinema a visionare le vecchie e nuove pellicole. Anche i circhi con le loro “Piste” v’aspettano nella loro infinita magia, fatta di leggerezza ed ironia, dove l’umano acquista nuovi valori di saggezza. Il prosieguo di tutto il Mondo del quale faccio parte dall’età di 6 anni, da quando mia madre pittrice mi portò ad un’audizione al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, continuata con i miei ora 41 anni d’attività nel teatro di figura e d’animazione, dipende solo da voi. Non permettete che l’oblio del tempo di questo primo anno di lockdown, avvolga una coltre di nebbia soporifera all’Arte dello Spettacolo, strumento inventato dall’umano, capace di sublimare se stesso fino alle candide vette innevate, dove il mortale diviene immortale, fino a toccare l’assoluto e a volte il Divino.

Vittorio Zanella – Teatrino dell’Es